lunedì , 17 Dic 2018
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I colori dell’autismo

A volte penso che sia necessario operare una nuova forma di divulgazione delle tematiche legate all’autismo. Troppa ignoranza – nel senso di mancata conoscenza – si osserva nelle persone che ci circondano, e che troppo spesso nemmeno immaginano l’esistenza nostra e dei nostri figli.

Siamo in tantissimi ad avere una persona con autismo in famiglia; è ben noto come l’autismo rappresenti la maggior causa di disabilità grave nel mondo occidentale. Stranamente sono però avvero poche le persone non direttamente coinvolte in questa tematica, che abbiano piena consapevolezza di cosa sia la “condizione autistica”.

 Le ragioni di un’ignoranza diffusa

Com’è da secoli noto, l’ignoranza si combatte diffondendo la conoscenza. Ma è poi davvero così facile divulgare la conoscenza sull’autismo? Specie nei confronti di chi non ha motivo diretto per avere a cuore queste argomentazioni?

A giudicare dai risultati, finora raggiunti, sembrerebbe che la risposta sia un deciso no!

Di norma le persone si interessano alle cose “brutte e spiacevoli”, solo se spinte da una forma di morbosa curiosità; spesso chi lo fa è mosso da una inconsapevole ricerca di rassicurazione: “se capita a te vuol dire che per fortuna non è capitato a me”.

Ovviamente questa forma di interesse – di natura più che altro catartica – non porta quasi mai ad un reale approfondimento delle tematiche di cui “lo sfortunato catalizzatore” è ahimè portatore.

 Impariamo a vedere i colori dell’’autismo

Per stimolare un interesse vero occorre affascinare le persone, ed è indubbio che l’autismo è una tematica “potenzialmente affascinante” che potrebbe benissimo suscitare intorno a sé interesse e curiosità.

Ma allora perché la gente non si interessa di autismo?

Da semplice genitore posso rispondere solo in modo parziale, la mia percezione è che a volte siamo noi stessi a mettere troppo grigio nei colori della nostra condizione, che chiaramente non è facile, ma se ben scrutata rivela naturalmente inaspettate e vivaci colorazioni.

Potrà quindi sembrare paradossale ma io credo che, se si vuole divulgare la conoscenza dell’autismo fra i neuro tipici, occorra in primo luogo evidenziarne meglio i colori. Facendo però attenzione a non alterarne la vera natura.

Di certo, occorre mettere al bando i soliti miti, che girano intorno all’autismo. I geni, gli artisti e i fenomeni autistici, lasciamoli tranquillamente nel cassetto, sono solo degli stereotipi inconsistenti. Cerchiamo piuttosto di colorare un po’ l’autismo dei nostri figli, e forse così ci apparirà più chiaro che esso è già colorato e null’altro dobbiamo fare, se non aprire gli occhi ed accorgercene.

 I valori nella fatica quotidiana

Ognuno di noi conosce bene la difficoltà e la fatica che la nostra condizione quotidianamente comporta.

Ma anche nella fatica esiste una gerarchia di valori; faticare in modo caotico e disarticolato conduce alla frustrazione, e a lungo andare anche alla depressione. Ma se invece la fatica è volta a perseguire un obiettivo concreto, lo sforzo sarà ricompensato in sovrappiù nel momento in cui l’obiettivo sarà raggiunto; il senso di soddisfazione riuscirà allora ad annullare, persino, la stessa sensazione di stanchezza.

 Trasmettere agli altri le nostre piccole “grandi gioie”

Se ci fermiamo un attimo a ripercorrere il nostro vissuto, potremmo accorgerci che la nostra vita è costellata da tanti piccoli momenti fatti di “grandi gioie”.

Chi non ha mai provato un senso di genuina felicità quando il figlio ha acquisito una nuova abilità?

Ricordo ancora oggi la gioia che provai la prima volta che mio figlio riuscì ad allacciare le scarpe da solo. E ricordo benissimo il senso di felicità che provavo, ogni volta che imparava a dire bene una nuova parola.

Sono proprio queste le cose che – a mio parere – bisogna diffondere intorno a noi. Occorre valorizzare questi momenti ed espanderli fino a far sì che colmino, completamente, i vuoti emotivi, che la nostra condizione comporta.

Ed era proprio questa la cosa a cui intendevo riferirmi, quando ho pensato al motto che capeggia la home page di questo blog: “Il mondo riflesso negli occhi di un figlio affetto da autismo”.

Gli spazi interiori che spesso anche noi ignoriamo

Il mondo che noi vediamo riflesso nei loro occhi è ancora più importante di quello che pensiamo di vedere attraverso i loro occhi. Quest’ultimo non potremmo mai conoscerlo, possiamo solo immaginarlo. Il mondo visto riflesso nei loro occhi è invece il nostro mondo, ed è per mezzo di loro che ci è stato rivelato trasformandoci.

Ed è proprio questo mondo che ci riempie con quelle piccole soddisfazioni quotidiane. È questo universo che ancora ci istruisce con i suoi silenzi, che parlano più di un intero tomo enciclopedico.

Dovremmo quindi cercare di trasmettere tutta la poesia che si cela in questi eterni attimi sospesi nell’essenziale.

Dovremmo dilatare questi momenti, fino a che non colmino le estreme vette dell’assoluto.

Io sono fermamente convinto che in questi spazi interiori, di cui spesso anche noi ignoriamo l’esistenza, si nasconda il segreto per rendere interessante, anche agli altri, l’autismo dei nostri figli.

Sottrarre tutto questo all’oblio è il nostro compito; ed è forse anche la ragione per cui siamo stati chiamati a questo mondo.

About Pietro Basile

Nato a Catania nel 1969, abita a Roma dal 2005, ed è padre di un ragazzo autistico. E' l'ideatore e il curatore di DiccaUaua.it.
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